da "Il libro dei mesi 2011" - NEW OLDING MAGAZINE - EDITORE
sabato 29 ottobre 2011
giovedì 20 ottobre 2011
SHEMÀ
Senza amore il cuore non sarà mai esaltato, come nessun bambino potrà essere senza latte.
Siamo all’ascolto: parliamo con tutti, anche con i muri: è un momento di umana comprensione che arricchisce ed insegna a lasciare i principi a casa! Per dirla in modo “scientifico”, cerchiamo di ispirare la nostra condotta alla teoria dei gradi di separazione e vedremo che si potrà arrivare dove non si è osato neanche sperare.
Enrica Malatesta
KAROL WOJTYLA - L’ARALDO DI DIO
22 OTTOBRE
Dall’urna argentea stanza
Vivo profumo esali
Tra il popolo fedel
Mesta la nostra voce
Dal tempio sale al ciel
Oh poi ci ridiscenda
Una rugiada d’oro
Che in gioia si discenda
Sul nostro immenso duol
Di chi in te fida spera
Ascolta Karol
Con l’inno la preghiera
Il fervido clamor
L’anima nostra affranta
Che prona al tempio resta
Oda ma pura desta
La voce del PADRE
Enrica Malatesta
mercoledì 19 ottobre 2011
"TALENTO DEI CANUTI" - L'ULTIMA CREATIVITÀ
“TALENTO DEI CANUTI” - L'ULTIMA CREATIVITÀ
-Magna fuit quondam capitis reverentia cani-
(grande era un tempo la riverenza per il capo canuto)
Ripartire per un nuovo viaggio è la capacità delle persone anziane di rimanere curiose, di inventare, scoprire, imparare, persino capovolgere il proprio modo di vivere: invecchiando ringiovanendo di testa.
Il tempo dell'esperienza e dell'apprendimento non si esaurisce con il passare degli anni, ma con il declino del sentimento e delle motivazioni.
La nuova frontiera della psicogerontologia nasce dalla constatazione che il declino fisico provocato dal tempo non sempre diminuisce le funzioni mentali. Non solo. Dal punto di vista della qualità delle funzioni intellettuali, quella che viene definita “età senile”, può risultare positive sorprese, dimenticare per alcuni una “età geniale”, grazie a nuove sollecitazioni e progetti, al libero corso dell'immaginazione.
Il canuto libero da costrizioni può esprimere e sviluppare pienamente la sua creatività. Succede a chi riesce a conservare in sé il “bambino” della sua infanzia. E a chi non si piega ai pregiudizi di una società che vede gli anziani fragili e dipendenti, se non ci sono gravi patologie, l'anziano può continuare in una intelligenza molto vivace. Molti scienziati hanno dimostrato che il cervello umano è in grado di rigenerare le proprie cellule anche negli anziani. Un indubbio, può esserci, rallentamento dei processi cognitivi c'è con l'invecchiamento: il nostro cervello riduce la quantità di informazione che può elaborare per quantità di tempo. Ma è pur vero che possono essere mantenute abilità cognitive di livello alto.
Il nostro cervello non va in pensione. Se glielo chiediamo risponde al nostro comportamento nella vita quotidiana. Quanto più chiediamo quanto più il cervello cercherà di rispondere.
Esistono tante vecchiaie quanti sono i vecchi che l'interpretano e la consapevolezza della morte può essere un formidabile stimolo per la mente.
Se c'è un crollo delle facoltà celebrali è da cercare più nella depressione che nelle malattie degenerative.
La concezione della temporalità estende il processo creativo e ne favorisce l'adempimento, non toglie valore al pensiero anzi..... il viaggio continua.
Enrica Malatesta
sabato 15 ottobre 2011
San Francesco - poverello di Assisi
Nel silenzio di Assisi, solenne e sacro, con il timore di turbarlo con un fruscio di ali tutto è piccolo: è grande solo Francesco, invisibile agli occhi del corpo ma presente sempre dovunque a quelli dello spirito.
La visione della città francescana è simile ad una parola misteriosa sussurrata all’anima umana dalla stessa voce di Dio. Francesco si veste di un umile saio, dandosi alla penitenza, alla preghiera, alle opere di carità, alla predicazione.
A Lui si uniranno molti giovani. Fonda l’Ordine dei Frati Minori basato sull’AMORE.
IL Poverello di Assisi amò tutte le creature, chiamò fratelli il sole, il fuoco, sorella l’acqua, la luna e perfino la morte.
Predicò agli uccelli, ai pesci ed ammansì il feroce lupo. Convertì i briganti.
Il suo canto più bello “IL CANTICO DELLE CREATURE” che compose all’alba di un giorno, durante l’ultima malattia che lo prostrò si, ma non vinto, dopo una notte insonne trascorsa sulla nuda terra.
Morì a soli quarantaquattro anni nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli.
Francesco, il servo e l’amico dell’Altissimo, fu specchio di rettitudine, segno visibile delle sue virtù, di ammirazione per la generosità d’animo ed integrità morale. Allontanava da se tutto ciò che potesse suonare offesa a chiunque e, cresceva con animo gentile. Ci sono frati che applicandosi insistentemente a pregare e uffici, fanno molte astinenze, molte mortificazioni nei loro corpi, ma per una sola parola, che sembra ingiuria verso la loro persona, o per qualsiasi altra cosa è loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano.
Francesco, esortava i frati a cercare l’elemosina, usando argomenti come: “ andate, perché in questi ultimissimi tempi i Frati Minori sono stati dati in prestito al mondo, per dar modo agli eletti di compiere in loro le opere con cui meritarsi l’elogio del Sommo Giudice e quella dolcissima Assicurazione”: e” ogni volta che l’avete fatto a uno di questi miei frati più piccoli , lo avete fatto a me” E continuando....” è bello andare a mendicare sotto il titolo di Frati Minori”, titolo che il Maestro della Verità ha indicato nel Vangelo come motivo di Eterna Ricompensa per i giusti.
Quando si furono compiuti in Lui tutti i misteri, quel anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della Carità Divina e l’uomo Beato si addormentò nel Signore. E immediatamente la sua anima santa, migrando dal corpo, seguì il Padre santissimo.
Un dottore in sacra teologia, rispondendo ad un religioso su alcuni passi di difficile interpretazione, svelò gli arcani della Divina Sapienza con tale chiarezza, il padre santo come librar d’aquila in volo, sulle ali della purezza e della contemplazione, mentre la nostra scienza striscia col ventre in terra. Non è illogico che il Santo abbia avuto in dono la comprensione, in quanto erano in lui verità in tutte le sue opere in quanto imitatore perfetto di Cristo portando in sè l’Autore, in quanto ripieno di Spirito Santo.
Enrica Malatesta
venerdì 14 ottobre 2011
SCHEMÀ
Flessibilità: per coltivarla prendiamo esempio dal bambù,
che non può essere spezzato neanche dai venti più impetuosi.
venerdì 7 ottobre 2011
Follia ......
Alla saggezza si deve mescolare anche la pazzia: che cosa è se non la storia dei furori di popoli e sovrani senza cervello? Tutto il mondo è affollato di folli. E tutti sanno che un bene è tale quanto più esso è diffuso in ogni parte del creato!
Si potrebbe concludere che la “pazzia” dev'essere qualcosa di eccezionale, se la sola ombra e la similitudine meritano lode da parte dei cosiddetti eruditi.
Ovunque si volga lo sguardo si possono scorgere volti che appaiono ebbri del divin nettare,al quale gli dei abbiano aggiunta alcune gocce di nepente per cancellare ogni tristezza. Fino a poco a poco
renderli tristi e cupi come appena usciti dall'antro del girone e perdere l'orizzonte.
Bello è quando invece il sole, la mattina, inonda la terra con la sua luce dorata o dopo il freddo dell'inverno si diffonde l'alito vitale della nuova primavera, tutto si rinnova.
Vergognatevi invece, ”o grandi.......oratori” che per liberare dagli affanni il cuore di chi vi ascolta passate notti intere a scrivere discorsi terribili e noiosi e spesso inutili.
Guardate a coloro che ci sono riusciti con un solo sguardo.
Fingere a tempo e luogo pazzia è pur somma sapienza.
Enrica Malatesta
domenica 2 ottobre 2011
San Francesco - 4 ottobre
PERFETTA LETIZIA
Un di' Francesco l'acerbissimo freddo lo crucciava
Da Perugia verso S. Maria degli Angeli venendo
Chiamò Leone che gli ansava
Un poco avanti cominciò a parlare
Frate Leone se i fratelli minori
In ogni terra sian edificanti
E diano di bontà nobile esempio
Che non è ivi perfetta letizia
E andando un poco più Francesco
Cosi' parlò per la seconda volta
Frate Leone se il frate minore
Renda l'udito ai sordi se l'andare
Renda agli zoppi ai mutoli il parlare
Il lume ai ciechi se i demoni cacci
Se distenda gli attratti e se anco i morti
Di quattro dì risusciti pur scrivi
Che non è questo perfetta letizia
Andando un poco ancora gridò forte
Frate Leone se il frate minore
Ogni lingua parlasse ed ogni scienza
Sapesse tutte le scritture in modo
Che profetare rivelar sapesse
Non solamente le future cose
Ma pur delle coscienze conoscesse
I segreti animi pur scrivi
Che non è in questo perfetta letizia
Ed un poco più oltre camminando
Francesco chiamò forte ancor
Frate Leone pecora del padre
Benché il frate minor parli con lingua
D'angelo sappi i corsi delle stelle
Le virtù delle erbe rivelati
Gli fossero i tesori della terra
Conoscere le virtù dei pesci
Degli uccelli di tutti gli animali
Degli uomini delle acque delle pietre
D'alberi radici nota scrivi
Che non è questa perfetta letizia
Andando ancor un pezzo fortemente
Francesco seguì il suo dire
Frate Leone.... se il frate minore
Sapesse così bene predicare
Da convertire tutti gli infedeli
Alla fede nota e scrivi
Che non è ivi perfetta letizia
Durando un tal modo di parlare
Per ben due miglia ammirazione
Grande gli domandò frate Leone
Ti prego nel nome del Padre
Dimmi ove sia perfetta letizia
Francesco rispose quando
Bagnati dalla pioggia infangati
Di loto agghiacciati per il freddo
Afflitti dalla fame giungeremo
Umilmente picchieremo alla porta del luogo
Il portinaio adirato dirà chi siete voi
Noi risponderemo aprivi siamo vostri frati
Lui dirà....no voi non dite il vero ché anzi
Voi siete due ribaldi che andate
Qua e là girando ingannando il mondo
Rubando elemosina dei poveri
Andate via né ci aprirà e alla neve
All'acqua fuori ci farà restare
Col freddo con la fame insino a netto
Allor se tanta ingiuria sosterremo
Tanta crudeltà tante ripulse
Pazientemente senza turbamento
Senza mormor del portinaio
Con umiltà pensando con amor
Ch'ei davvero ci conosca e lo fa padre
Parlar contro di noi....frate Leone
Scrivi che in questo è perfetta letizia
E se noi nel bussar perseveriamo
Egli uscendo fuor tutto turbato
Ci caccerà con villanie schiaffi
Come gaglioffi importuni
Partitevi di qua fuggite via
E se tutto sosterremo con pazienza
Con allegrezza e amor.....frate Leone
Scrivi che in questa è perfetta letizia
Se costretti dalla fame freddo notte
Insistiamo nel picchiare e di nuovo chiameremo
Pregheremo per amor del Padre
Con gran pianto quegli
Ancor più scandalizzato dirà
Costor gaglioffi importuni son
Li pagherò come son degni
Con bastone nodoso per il cappuccio
Ci getterà in terra nella neve
Con quel bastone quindi a mano
A mano in tutte le giunture batterà
Se noi pazientemente con somma allegrezza
Tali cose patir per amor Suo......
Frate Leone scrivi che in questo è perfetta letizia
Il fine del discorso prima d'ogni cosa
Sopra tutte le grazie tutti i doni
E' il vincer se stesso
Volentieri per amore
Pene ingiurie obbrobri disagi
Chè in tutti gli altri doni non possiam gloriarci
Perché nostri non sono ma del Padre
venerdì 30 settembre 2011
martedì 27 settembre 2011
lunedì 26 settembre 2011
CRISI GLOBALE E DEPRESSIONE
Un panorama sulle conoscenze attuali sui fattori di vulnerabilità e protettivi per i vari disturbi mentali , sugli esordi di tali disturbi, sulla prevenzione, sull'intervento precoce e come organizzare i servizi di salute mentale nelle scuole e nei luoghi di lavoro con la collaborazione tra la psichiatria e la medicina generale sono stati affrontati dal professore Mario Maj in un recente convegno del SOPSI (Società Italiana di Psicopatologia) avvenuto a Roma. Il SOPSI è il più importante organismo in materia, di cui il prof. Maj ne è presidente.
I principali disturbi mentali- psicosi, ansia, disturbi dell'umore e del comportamento alimentare vengono spesso riconosciuti in ritardo e nel momento in cui viene posta la diagnosi e iniziato il trattamento... il tempo trascorso si riflette sull'intervento. Le cause del ritardo devono addebitarsi all'ignoranza e al pregiudizio che ancora circondano questi disturbi e l'informazione che viene fornita è a volte insufficiente.
I familiari della persona con un disturbo mentale spesso negano o nascondono il problema per lungo tempo prima di chiedere aiuto. Il ritardo nel riconoscimento del disturbo e nell'inizio del trattamento compromettono una migliore risposta alle cure. Grave è nel caso della schizofrenia, del disturbo bipolare e della depressione poiché si accompagna ad un aumento del rischio di suicidio; mentre per l'anoressia e la bulimia (disturbi del comportamento alimentare) il ritardo nel riconoscimento comporta una prognosi peggiore delle complicanze fisiche. La sensibilizzazione dei familiari, insegnanti e medici di medicina generale è necessaria; come pure per gli psichiatri una formazione completa e per gli operatori della salute mentale. Per la rete dei servizi di salute mentale, sia adulta che per l'età evolutiva, è essenziale una migliore organizzazione.
E' possibile che la crisi finanziaria in corso abbia avuto un impatto sulla salute mentale. Studi pubblicati nel 2010 hanno documentato che l'incidenza della depressione e dei tentativi di suicidio è aumentata negli ultimi anni, soprattutto nelle fasce di reddito più basso, nelle persone che hanno perso il lavoro o subito gravi perdite finanziarie. In una ricerca condotta in 26 paesi europei, per ogni aumento del tasso di disoccupazione si è osservato l'aumento dell'incidenza del suicidio. Questi dati fanno comprendere la necessità di potenziare i servizi di salute mentale fondamento della morale in questo periodo di crisi, anziché sottoporli a tagli drastici, come purtroppo sta avvenendo.
La disuguaglianza, in rapporto al reddito, nelle frequenza della depressione e dei tentativi di suicidio è andata progressivamente aumentando e il divario tra le fasce di reddito più basso e quello di reddito più alto è raddoppiata.
Quest'incidenza della disuguaglianza è stata osservata anche per la salute fisica, ma è risultato più pronunciata per la salute mentale.
Ai posteri l'ardua sentenza.
![]() |
| Salonicco - 16 settembre 2011 si da fuoco a causa dei problemi economici conseguenti alla crisi economica greca |
…....” Libertà è una parola meravigliosa. Ma può essere anche una delle parole più ipocrite del mondo....Ai saggi: 'Avete riflettuto, avete il coraggio di guardare in faccia ciò che sostenete di darci come fondamento della morale, della legge naturale?....Che cos'è la legge naturale? E' il forte che mangia il più debole. Allora la libertà diventa terrore.........in noi esseri umani, questi cinquanta o ottanta chili di materia....capaci di essere portatori di pensieri.......Siamo liberi per essere capaci di amare' .” (Da “L'ABBÉ PIERRE - L'insorto di Dio” di Pierre Lunel )
Enrica Malatesta
sabato 24 settembre 2011
giovedì 22 settembre 2011
Padre Pio
NEL NOME DEL PADRE
PADRE PIO DA PIETRALCINA
23 SETTEMBRE
Dolcezza il cuor t’inebria
Negli occhi hai luce immensaSant’è la tua anima
Ché Dio padre sol vede pensa
Di gloria sei con l’eterno amor
Giorno beatitudine
Senza tramonto godiOve ti mandar gli uomini
Pur dalla terra lodi
T’esaltan cielo terra
Aree echeggia mar
Te in pace nella guerra
Ognor s’ode invocar
Oh mentre nel mirabile
Coro dei cieli sei
Ascolti preci canti
Nel Signore ti bei
Opera prodigi ancor
O Pio fra noi quaggiù
Poi scortaci ai fastigi
Vicino al tuo Gesù
Al fervido pregare
Presso il tuo santo altare
Guarda dall’alto noi miseri
O se con speme ardore
Senza mal tregua chiamano
Il tenero tuo cuore
Non si commuova
Enrica Malatesta
domenica 11 settembre 2011
AMORE E LIBERTÀ
Libertà è una parola straordinaria:
ma può essere una delle parole più feroci del mondo ...
La libertà ha un senso unico: è quel qualcosa che si trova in noi uomini, materia del tutto provvisoriamente di essere portatori di pensieri... non siamo liberi di amare o di non amare: siamo liberi per essere capaci di amare se non ci fosse la libertà e se gli uomini fossero sottomessi ad una legge che si impone loro non ci sarebbero tanti criminali.
Bisogna avvertire tutti, senza ritardo, quando è il cuore stesso di Emmaus ad essere in discussione.
Quando un infelice, materialmente o moralmente viene a chiedere e noi non siamo pronti all'invito, che considerazione avrà di noi? Ma so che tutti noi, anche i più attaccati agli ideali di Emmaus, abbiamo i nostri momenti “no” per stanchezza ed irritazione... Non ci imponiamo lo sforzo di immaginarsi realmente in quella situazione.
Ma se è grave rimanere indifferenti di fronte al dolore di un altro, a maggior ragione lo è il lasciarlo ripartire offeso con la sua fame e il suo dolore.
Che cosa rende attiva la nostra esistenza! Sicuramente è il bisogno di dire che la nostra vita è un po' di tempo donato a delle libertà per imparare ad amare per l'Incontro con l'Eterno, che è Amore nel Sempre del tempo.
Amare è dividerne per guarire quel male diventato il nostro, e per la nostra gioia, arriva nella vostra gioia che diventa la nostra.
Enrica Malatesta
mercoledì 3 agosto 2011
domenica 31 luglio 2011
SHEMÀ
Flessibilità: per coltivarla prendiamo esempio dal bambù,
che non può essere spezzato neanche dai venti più impetuosi.
martedì 5 luglio 2011
martedì 28 giugno 2011
IL DENARO
ULTIMO TOTEM
IL DENARO: VIOLENZA DI UN'AVIDITA' SENZA FRENI
Da tempo il denaro deborda ben oltre i limiti di una convivenza ordinaria.
Le responsabilità degli investitori hanno rivoluzionato la vita.
La ricchezza mobiliare fa a meno della terra, dove l'Aristocrazia traeva ricchezza e potere.
La finanza ha messo l'acceleratore ai guadagni e alle perdite che la crisi finanziaria impongono al contribuente. Tale economia di mercato si definisce il peggior allocatore delle risorse che dai suoi eccessi viene messa a rischio.
Gli esiti di una grave crisi di disuguaglianze che ignoriamo deve ancora dispiegare le conseguenze economiche, sociali e politiche. Si può ritenere fortunato chi per la crune dell'ago sfugge alla morsa.
Riprendendo la semplice preghiera di San Francesco – per cui è sventurato l'uomo che non dona e muore ricco – o ricordare che nemmeno Salomone in tutto il suo sfolgore fu mai vestito come i gigli di campo.
E ritornando alla mente Adam Smith, il suo insegnamento non era econometria, ma filosofia morale.
Oggi i bisogni veri dell'umanità sono la sicurezza, l'Amore, la serenità e la gioia bisogni per i quali serve il denaro, che semmai aiuta a soddisfarci meglio.
Enrica Malatesta
sabato 4 giugno 2011
domenica 1 maggio 2011
mercoledì 6 aprile 2011
COME NON AMMALARSI: IMMUNTA' NATURALE
sabato 19 marzo 2011
domenica 13 marzo 2011
PADRE PIO
PADRE PIO:
il dono prima dell'addio......
“ quell'ultimo segreto ...“
Il più grande e straordinario prodigio del Santo Frate raccolto dalle parole, in un diario rivelatore scritto da un confratello sotto copertura da un voluto pseudonimo di padre Illuminato.
| foto da: http://www.evangelizzare.org |
Padre Illuminato della Provvidenza, dietro di lui si celava l'identità di un autorevole frate cappuccino vivente e testimone per il tempo della vita di Padre Pio: da lui raccolse dottrina, amore, ed esempio di sottomissione alla dura disciplina del ministero, ma soprattutto quelle intimità e confidenze proprie del lento trascorrere della clausura che seppe percepire e scrupolosamente trasfondere in un attento e cronologico diario, per lunga data mantenuto in segreto.
E' attraverso un inedito ed esclusivo memoriale che ci ha rilasciato un’inedita testimonianza, preziosa su fatti e avvenimenti direttamente vissuti proprio in quelle ultime ventiquattrore di vita di Padre Pio apparse per la prima volta nel volume “PADRE PIO... QUELL'ULTIMO SEGRETO...” di Enrico Malatesta, correlato da note esplicative dei misteri che hanno circondato ed offuscato di straordinari “prodigi“ avvenuti all'atto della morte del SANTO, senza tema di smentita, e considerati veri miracoli.…... Quella notte... non era ancora passata la mezzanotte quando nel lungo corridoio della clausura risuonarono pesanti passi di un frate, era
ARMENIA - "PIANTO DEI VINTI"
Dal declino dell'impero ottomano, dalle protezioni delle potenze Europee, dal sorgere nei territori ottomani istanze nazionaliste, sul finire del XIX secolo il governo ottomano mette in opera sanguinose persecuzioni contro gli Armeni .
A seguito della crisi d'inizio secolo e della perdita dei territori balcanici, la Turchia vive una radicalizzazione nazionalista che, con lo scoppio della prima guerra mondiale, porta alla decisione di deportare e sterminare gli Armeni. Tra il 1915 e il 1916 centinaia di migliaia di Armeni verranno uccisi.
Tutto accadde all'interno della politica e dello scenario internazionale. Lunga è stata la battaglia della “memoria “che si è combattuta da allora ad oggi su un genocidio che la Turchia continua a negare.
Ad memoriam di questo atroce evento la dedica della poesia “PIANTO DEI VINTI“ pubblicata sul “Libro dei mesi 2009”
PIANTO DEI VINTI
Calvario la vita
L'anima transita
Di freddo acciar dall'affilata punta
Un'orda di misteri
Compiangere si mise
Una turba di poveri
Mercé preda della quiete
Le membra di sangue intrise
Fauci arse d'ardente sete
Una turbe a te chiede consiglio
Carmi devoti sparsi per il mondo L'universo n'è il tempo
Insensibile al secolo
Immerso nel chiasso bagordi
Lorgiorni il tempo perso
L'infelice per ogni strada vicolo cammina
In ogni strada dimora
Carmi si odan
Non di un'ora soltanto
Giorno notte s'affina il senso
Ovunque geme un infelice
Il dolore dal petto sprigiona
La pietà del cuore
Che non resiste della prece all'armi
Infido pelago navighiamo
La bonaccia ostenta
Insidia all'amo
Tesi ogni passo
Nascosti dalla nostra vita
L'uomo brama sangue dal nemico
Come fiera rabbia l'alma brama
Senza sperme è l'amore
Solo inganno a noi
La vera congiura danno dei miseri
Avvelenata ogni letizia solo affanno
Affanno è se il cammin il piede stanca
Se in povertà nuotiamo
O se in dovizia
Nascosti perigli attossican miseri nel petto
Rancore non perdona
Cieco error il pianto amaro
Geme il canto di tutti i miseri
Da mane a sera come colomba
Da brughiera si leva nel supremo incanto
Lacrime e dolore senza speranza
Scampi dalle morse e dai perigli
Che inceppa gli incerti piedi
Torbida vita nella selva
Ciascuno di noi sconsolato affanno
Ansante il petto fratricida inganno
Dell'umana belva spaventosa
Affamata al nibbio
Rapace brucia il vanno
Tenebre e notte
Strappa alla bramosia dell'oceano
La navicella dalle vele rotte
Animi gementi sconsolati
Nel cupo della notte oscura
Ottenebra la mente e la vista
Spiri placido il vento
Non impura pioggia cada
Dai cieli annuvolati.
Splenda il sol benigno
Cui dona frutti fecondi
Sorga l'aurora d'un dì felice
Per noi gente che plora
Mentre l'anima geme
Geme il corpo fragile
Per sollevarsi al firmamento
Non ha l'ale
Scaldar vorremo nostri petti
Con l'ardore cocente
Dal duol ci lavi il dolor il pianto
Solo il pianto o madre
Non suoni come passa il vento
Dei miseri il carme sale a te
Grave lamento
Son canti di dolor sospiri amari
Solo il mattino con l'aurora
Tutto il dì e vespro
Scandire su rintocchi dell'ora
L'armonia del firmamento
Ma se la vita ancor sorride
Delle virtù l'incanto e il dolce bene
Cos'è ch'al sen va seminando pene?
Nell'alma tu poserai pace
Canto della pace del contento
Che spazia per il firmamento.
Da "Libro dei mesi 2009" - Carello Editore
A seguito della crisi d'inizio secolo e della perdita dei territori balcanici, la Turchia vive una radicalizzazione nazionalista che, con lo scoppio della prima guerra mondiale, porta alla decisione di deportare e sterminare gli Armeni. Tra il 1915 e il 1916 centinaia di migliaia di Armeni verranno uccisi.
Tutto accadde all'interno della politica e dello scenario internazionale. Lunga è stata la battaglia della “memoria “che si è combattuta da allora ad oggi su un genocidio che la Turchia continua a negare.
Ad memoriam di questo atroce evento la dedica della poesia “PIANTO DEI VINTI“ pubblicata sul “Libro dei mesi 2009”
PIANTO DEI VINTI
Calvario la vita
L'anima transita
Di freddo acciar dall'affilata punta
Un'orda di misteri
Compiangere si mise
Una turba di poveri
Mercé preda della quiete
Le membra di sangue intrise
Fauci arse d'ardente sete
Una turbe a te chiede consiglio
Carmi devoti sparsi per il mondo L'universo n'è il tempo
Insensibile al secolo
Immerso nel chiasso bagordi
Lorgiorni il tempo perso
L'infelice per ogni strada vicolo cammina
In ogni strada dimora
Carmi si odan
Non di un'ora soltanto
Giorno notte s'affina il senso
Ovunque geme un infelice
Il dolore dal petto sprigiona
La pietà del cuore
Che non resiste della prece all'armi
Infido pelago navighiamo
La bonaccia ostenta
Insidia all'amo
Tesi ogni passo
Nascosti dalla nostra vita
L'uomo brama sangue dal nemico
Come fiera rabbia l'alma brama
Senza sperme è l'amore
Solo inganno a noi
La vera congiura danno dei miseri
Avvelenata ogni letizia solo affanno
Affanno è se il cammin il piede stanca
Se in povertà nuotiamo
O se in dovizia
Nascosti perigli attossican miseri nel petto
Rancore non perdona
Cieco error il pianto amaro
Geme il canto di tutti i miseri
Da mane a sera come colomba
Da brughiera si leva nel supremo incanto
Lacrime e dolore senza speranza
Scampi dalle morse e dai perigli
Che inceppa gli incerti piedi
Torbida vita nella selva
Ciascuno di noi sconsolato affanno
Ansante il petto fratricida inganno
Dell'umana belva spaventosa
Affamata al nibbio
Rapace brucia il vanno
Tenebre e notte
Strappa alla bramosia dell'oceano
La navicella dalle vele rotte
Animi gementi sconsolati
Nel cupo della notte oscura
Ottenebra la mente e la vista
Spiri placido il vento
Non impura pioggia cada
Dai cieli annuvolati.
Splenda il sol benigno
Cui dona frutti fecondi
Sorga l'aurora d'un dì felice
Per noi gente che plora
Mentre l'anima geme
Geme il corpo fragile
Per sollevarsi al firmamento
Non ha l'ale
Scaldar vorremo nostri petti
Con l'ardore cocente
Dal duol ci lavi il dolor il pianto
Solo il pianto o madre
Non suoni come passa il vento
Dei miseri il carme sale a te
Grave lamento
Son canti di dolor sospiri amari
Solo il mattino con l'aurora
Tutto il dì e vespro
Scandire su rintocchi dell'ora
L'armonia del firmamento
Ma se la vita ancor sorride
Delle virtù l'incanto e il dolce bene
Cos'è ch'al sen va seminando pene?
Nell'alma tu poserai pace
Canto della pace del contento
Che spazia per il firmamento.
(Enrica Malatesta)
Da "Libro dei mesi 2009" - Carello Editore
domenica 13 febbraio 2011
giovedì 10 febbraio 2011
In ricordo dell'olocausto delle foibe
IN MEMORIAM
PIETRE URLANTI
Memoria dei vinti
Pesante più delle tragedie
Che il ricordo precedono
Sangue dei vinti
Violenza di una visione censurata
Stridore di un sipario di silenzio lacerato
Torturati uccisi
Racconto di giustizia sommaria
Vendetta brutale
Bagno di sangue.
Sotto il peso di un tabù
Avvenimenti indicibili
Esperienze impossibili
Che nessuno vuole ascoltare
Sangue dolori ricordi
Si aprono come ferite
Mai rimarginate
Memoria sottaciuta
Lingua tagliata in una sorda omertà
Uccisi non identificati
Gettati nelle fosse
Morti non visti
Tomba senza nome
Senza memoria
Nulla di umano
Morire nel silenzio
Negata memoria tempo passato
Nessun accadimento
Storia terribile dal silenzio circondata
Da un velo di pietra coperta.
Senza volto senza identità
I morti disconosciuti
Memoria grigia di silenzi
Vergogna di una storia non condivisa
Notte di nebbia olocausto
Eco dei testimoni zittiti
Tragedia dietro le spalle
Casi di sorta vergogna
Scelte dei padri compiute
Vittime di incontrollata ferocia
Odio che serpeggia
Terrore scellerato
Ferocia di stagione sangue dei vinti
Condannati al silenzio
Senza forza morale
Privi di parole
Ascolto della realtà
Cattiva lettura.
(ENRICA MALATESTA)
da: "Libro dei mesi 2009" - Carello editore
Pesante più delle tragedie
Che il ricordo precedono
Sangue dei vinti
Violenza di una visione censurata
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